17 settembre 2011

Progresso alimentare

In un articolo pubblicato alcuni mesi fa, parlando di colesterolo, ricordavamo gli studi che dimostrerebbero l’incontrovertibile legame tra grassi saturi e problemi di cuore, mostrandodo (o almeno ci abbiamo provato) come siano basati su assunti sbagliati, dati debolissimi, quando non esplicitamente manipolati, e conclusioni che, dal momento che siamo ben disposti, definiremmo stiracchiate. Questa volta cerchiamo di approcciare il discorso da un punto di vista meno strettamente scientifico, ma più basato su aspetti evolutivi e di buon senso.
Partiamo da un dato epidemiologico incontrovertibile: certe malattie vengono definite “malattie del benessere” perchè prima del ventesimo secolo non esistevano o avevano comunque un’incidenza limitata.

06 settembre 2011

De dextera

Fino agli anni Sessanta, indiscutibilmente, destra era soprattutto sinonimo di onestà. Di un’onestà che alcuni definivano “ottocentesca” o “liberale". Non con l’intenzione d’irriderla, ma sorridendone come di qualcosa che andava perdendosi, come le belle cose di una volta. Onestà che aveva varie sfaccettature. Richiamava il senso dell’onore che è all’origine della parola stessa, inteso in tutte le sue forme: quello della parola data ma anche quello caricaturizzato e identificato con i siciliani e in particolare con il maschio della specie.
L’onore del soldato e ancora più dell’ufficiale, è considerato di destra per natura. Di destra è tutto ciò che afferisce o evince dal mondo militare, dai suoi riti, dalla sua storia. Di destra era la disciplina e l’amor patrio.

Schiaffi ai figli. Per fortuna Milano non è Stoccolma

Di ceffoni da mio padre ne ho presi parecchi, e dolorosi perché aveva la mano pesante. E anche da mia madre. Eppure i miei non erano dei bruti da poco usciti dalle caverne, erano degli intellettuali. Al mio fraterno amico G. toccavano invece delle cinghiate perché suo padre, durante la guerra era stato ufficiale di marina, abituato a metodi rudi. Né io né G. siamo usciti choccati da quelle esperienze. Allora erano normali. Non c’era, forse perché erano molti di più, la concentrazione ossessiva che c’è oggi sui bambini.
Negli anni ’50 noi ragazzini milanesi, proletari o borghesi che fossimo, vivevamo sulla strada e nei terrain vague. Praticamente ogni giorno ci prendevamo a botte. Chi si sottraeva era considerato un vigliacco.

31 agosto 2011

La montagna come vita quotidiana

«Sulla montagna sentiamo la gioia di vivere, la commozione di sentirsi buoni e il sollievo di dimenticare le miserie terrene. Tutto questo perchè siamo più vicini al cielo», così Emilio Comici, uno dei massimi esponenti dell’alpinismo italiano tra gli anni trenta e quaranta insieme a Cassin e Carlesso, nel suo libro “Alpinismo eroico”, sintetizzava quello che la montagna può trasmetterci. E sono proprio queste le sensazioni che si provano quando si va in alto. L’incontro con le vette riesce a regalare orme indelebili e durature. Quando si inizia un sentiero, non importa quanto si sale o la difficoltà che si affronta, tutto diventa magico.

29 agosto 2011

Ma il Rais fa il suo mestiere

Non c'è da indignarsi se i soldati di Gheddafi hanno sequestrato quattro giornalisti italiani. A furia di chiamarla con altri nomi ci siamo dimenticati che cos'è la guerra. Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia hanno attaccato la Libia di cui Gheddafi era fino a pochi mesi fa il riconosciuto e legittimo leader. È ovvio che qualsiasi francese, inglese, americano o italiano, anche se civile, che si trovi oggi sul suolo libico sia considerato un nemico e trattato come tale. Che i quattro fossero giornalisti ha un'importanza relativa. Nella seconda guerra mondiale, l'ultima in cui vigeva ancora uno ius belli, non sarebbe stato nemmeno pensabile che un giornalista inglese operasse al di là delle linee tedesche o viceversa. Certamente in una guerra civile le cose sono più complesse.

La confusione organizzata

Mai come nei momenti di crisi economica regna la confusione mediatica. Attenzione, si tratta non solo di mancanza di senso critico da parte di giornalisti e commentatori, ma più spesso di confusione appositamente e scientemente creata dagli attori della finanza e dai loro sgherri mascherati, i politici.
Mentre si prepara l'invasione della Siria con costi altrettanto ingenti di quelli per la Libia, mere manovre geopolitiche di neocolonialismo in attesa del decisivo attacco all'Iran, obiettivo principale dei fautori del nuovo assetto mediorientale, i governi imboccati dalle banche centrali piangono miseria e chiamano i popoli allo sforzo generale. I tagli richiesti, casualità, sono sempre quelli: sanità, pensioni, ammortizzatori sociali, partecipazioni ed enti pubblici.

26 agosto 2011

Ma è sempre la Francia la vera nemica storica dell’Italia

Almeno questo, speriamo la recente vicenda della guerra libica dovrebbe avere messo definitivamente in chiaro: che la vera, eterna, irriducibile nemica storica dell’Italia è, ed è sempre stata, la “cugina” d’Oltralpe, la Francia.
Una vieta tradizione patriottarda, che deriva i suoi miti fondativi dalle due più grandi menzogne della nostra storia nazionale, il Risorgimento e la Resistenza, vorrebbe vedere il nemico storico dell’Italia nella Germania e nella scomparsa Austria-Ungheria.
Ebbene, si tratta - appunto - di una mitologia fabbricata “post rem” ad uso e consumo dell’Italietta che non vuole mai guardarsi dentro e fare i conti con se stessa, ma preferisce trasferire all’esterno, verso un improbabile “nemico ereditario”, le sue contraddizioni e le sue insufficienze, a cominciare dallo scarso o nullo spirito di coesione interna.

22 agosto 2011

Strana guerra senza vincitori

Se la guerra di Libia come sembra è terminata, sappiamo chi l'ha perduta: il Colonnello, il suo clan familiare, i profittatori del regime, le tribù alleate, gli amici internazionali che hanno scommesso sulla sua vittoria. Non sappiamo invece chi l'ha vinta. I ribelli hanno combattuto coraggiosamente, ma sono una forza raffazzonata composta all'inizio da qualche nucleo islamista, senussiti della Cirenaica, nostalgici del regno di Idris, una pattuglia democratica. Le loro file si sono ingrossate quando l'intervento della Nato è sembrato garantire una vittoria sicura.

Focus on food

Il cibo è un microcosmo del macrocosmo. Mangiare il cibo giusto è parte della soluzione ai problemi del cambiamento climatico e della fame nel mondo. Nella tradizione cristiana i banchetti di Natale e della Quaresima sono simboli significativi del giusto rapporto tra uomo e cibo, tra libertà e moderazione e tra la celebrazione e la solitudine. Il banchetto e il digiuno non sono opposti, ma sono complementari. Quando pratichiamo la libertà di banchettare in un contesto di digiuno, ci sono maggiori probabilità di godere della festa senza eccessi.
Il digiuno è un grande abilità. Nel romanzo di Herman Hesse, la bella cortigiana Kamala chiede a Siddharta quali siano le qualità in suo possesso per vincere il suo amore.

19 agosto 2011

La farfalla e i kalashnikov

Quello che è suonato in queste settimane è stato il gong del quattordicesimo round. Il prossimo sarà l’ultimo e metterà fine al match. Una volta si diceva che il battito d'ali di una farfalla in Giappone poteva provocare una catastrofe nell’emisfero opposto. Era un’iperbole per esprimere il concetto che l’eco-sistema-Terra è integrato e ogni sua componente è interdipendente. Un battito d’ali di farfalla sposta dell’aria che muove un moscerino che cambia la sua traiettoria e quella di un passero che gli faceva la posta e così via. Rimaneva comunque un’iperbole perché la forza d’attrito a un certo punto spezzava queste concatenazioni.

Fumo di Londra

Londra, la capitale finanziaria dell’Europa e del mondo, è in fiamme e sull’estuario del Tamigi si leva all’orizzonte il fumo di innumerevoli inicendi.
Brucia come non bruciava da tempo, forse nemmeno sotto le bombe e le V2 tedesche, durante la seconda guerra mondiale: perché brucia dall’interno.
Forse, per trovare qualcosa di simile, bisogna riandare indietro fino a quel principio di settembre del 1666 (mille più il numero della Bestia!), quando la City era ancora in gran parte di legno ed un immenso incendio la ridusse letteralmente in cenere.
La rivolta di questo agosto 2011, che ricorda un po’ quella delle “banlieue”francesi del 2005, è scoppiata tanto violenta quanto inaspettata: ciò che mostra fino a qual punto giunga la nostra inconsapevolezza, l’inconsapevolezza dei nostri uomini politici.

11 agosto 2011

Non scendiamo dai Monti e dai Tremonti

Parola d’ordine: uscire dall’euro. Non possiamo farci mettere ancora con le spalle al muro da una moneta che sta diventando un plotone d’esecuzione schierato contro l’economia nazionale. Non ci faremo giustiziare (o almeno, dipendesse da noi, non lo vorremmo) da una valuta che ci sta svalutando l’avvenire. Gli euri, da quando sono stati coniati e sono entrati in circolazione, ci hanno eroso il fegato ed il potere d’acquisto, facendoci piegare in due dalla sofferenza e dimezzandoci il companatico. I tecnocrati dell’eurotax e dell’acquis comunitario ci avevano promesso l’eldorado europeista ma dal setacciare, con molto sacrificio, la sabbia alla ricerca dell’oro ci siamo ritrovati a rovistare nei cassonetti per raccogliere gli avanzi lasciatici dalla speculazione.

L’Italia ostaggio della Bce e di Berlino. Crollano le Borse

La Banca centrale europea, in cambio del commissariamento di fatto del governo, ha deciso di comprare i titoli statali decennali di Italia (Btp) e Spagna (Bonos) per vanificare gli attacchi speculativi che nessuno, purtroppo, all’istituto di Francoforte, si degna, e si degnerà mai in futuro, di chiamare con il loro nome. I tecnocrati della Bce e della Commissione europea parlano invece di “tensioni” sui titoli, definite “incomprensibili” specie nel nostro caso per la solidità di base dell’economia. Una speculazione proveniente dalle piazze finanziarie anglo-americane che, colpendo i Paesi più in difficoltà dell’area dell’euro, intende fare far collassare l’intero sistema della moneta unica.

09 agosto 2011

La stella a sei punte del capitalismo

La piramide dell’organizzazione economica e sociale di tipo capitalistico è nota a tutti. Un vertice che poggia su un’ampia base stabilisce le direttive e le dorsali dello sfruttamento delle cose e degli uomini, seguendo un rispettoso principio gerarchico imposto dal denaro, e che indica allo stesso tempo la densità di popolazione nella figura.
La misura di tutto non è il lavoro ma il denaro e il denaro che genera denaro. Come sosteneva Marx il valore delle merci non lo fa il contenuto del lavoro in esse depositato, ma lo fa il mercato che genera prezzi. E’ questa la grande disuguaglianza tra il valore d’uso e il valore di scambio delle merci. Chi produce, chi lavora, riceve un corrispettivo per la forza-lavoro fornita, ma il capitalista che gestisce il prodotto nella distribuzione e nello scambio ne ricava un valore superiore.

Rivoluzioni pacifiche: l’esempio dell’Islanda

Se qualcuno crede che non ci sia censura nelle notizie di attualità, che mi dica perché i giornali non hanno detto nulla su quello che è accaduto in Islanda così come si è saputo quello che succede in Egitto: in Islanda, il popolo ha fatto dimettere un governo al completo, si sono nazionalizzate le principali banche, si è deciso di non pagare i debiti verso Gran Bretagna e Olanda a causa della loro cattiva politica finanziaria e si è appena creata un'assemblea popolare per riscrivere la costituzione.
E tutto ciò in forma pacifica. Tutta una rivoluzione contro il potere che ci ha condotto all'attuale crisi.

04 agosto 2011

Astrologia e alchimia

Il Centro Studi La Runa ha il piacere di pubblicare sul suo sito il primo capitolo de La Resurrezione dell’Eroe (Settimo Sigillo), intensa operetta ermetica di don Miguel Serrano, tradotta e curata in Italia dal prof. Nicola Oliva. I riferimenti profondi del libro, non semplicemente politici, ma cosmologici e misterici, rendono fondamentale la lettura del libro in questo momento storico. Il primo capitolo inquadra tutta la materia con un riferimento al succedersi delle ere nel Grande Anno Zodiacale. Come si sa, noi viviamo agli sgoccioli dell’Età dei Pesci e ci apprestiamo ad entrare in una nuova Era – quella dell’Acquario – dalla quale si attende una nuova rivelazione spirituale, e si spera anche una rinascita umana. L’Età dei Pesci ha visto l’affermarsi del cristianesimo, peraltro in una sua interpretazione confusa e distorta.

03 agosto 2011

Libia: la disfatta dei ribelli e della NATO

Mentre le news di La Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa e di tutti gli altri media ufficiali che quotidianamente stupidiscono milioni di italiani tacciono, lo stato libico – l’apparato politico e militare, il popolo e le tribù – sta ridicolizzando i codardi, traditori e criminali stati aggressori e sta per infliggere la sconfitta definitiva ai golpisti.
Qualunque fosse la strategia degli eserciti della NATO che hanno attaccato la Libia, quella strategia, in questi ultimi giorni, sta fallendo e anzi si sta sgretolando. Il dominio dei cieli, senza la volontà di invadere la Libia, si è rivelato totalmente inutile. Tanto minoritari erano i golpisti, che l’idea di condurli a Tripoli spianando ad essi la strada con i bombardamenti si è rivelata impraticabile.

Il segreto dei padri fondatori

Gli  Stati Uniti sono un groviglio che nasconde un intrigo. Il groviglio è la mentalità fanaticamente esclusivista che recarono con sé i Padri pellegrini che fondarono, all’inizio del Seicento, le prime comunità puritane del New England. Essi erano febbrilmente convinti di dover portare nel mondo la verità biblica, che fosse con le buone o con le cattive. L’intrigo è invece la congiura massonica di sovversione mondiale del potere, che ben presto si saldò al puritanesimo nel corso del Settecento, andando a costituire un’esplosiva miscela di intollerante invasività. Noi sappiamo che, da quei tempi lontani, un unico disegno fondamentalista muove all’azione gli eredi di quella duplice formula puritano-massonica: la conquista dichiarata del mondo, l’assoggettamento delle popolazioni del pianeta al potere degli “eletti” di Geova e del Grande Architetto, la costruzione del tempio universale di Salomone.

02 agosto 2011

"Trattato della vita elegante" di Balzac

"No, io in giacca e cravatta proprio non sto comodo"… O anche: "quando vesto devo stare comodo"… Ancora: "la comodità, e tre!, prima di tutto". Quante volte vi siete imbattuti in uomini e donne, inguardabilmente sciatti, che cercavano rifugio in queste balbettanti giustificazioni? Il problema è che non solo non ci sono più le mezze stagioni ma scarseggiano anche le mezze misure, quelle che un sarto degno di questo antico mestiere non avrebbe problema a confezionarci su misura. Facile immaginare quale obiezione stiate maturando: i sarti costano e il prezzo dell’eleganza è generalmente troppo alto. Sbagliato! L’eleganza è essenzialmente educazione al bello, esercizio di gusto, cura e rispetto personale, viaggio e ricerca di sé. Chi è veramente elegante non si fa notare, non ne ha bisogno. Il che non significa necessariamente omologarsi e indossare costosissime divise di grisaglia e calzare scarpe tanto care quanto seriali: completi tristemente uguali, colletti bianchi e griffe ricorrenti la cui unica pretesa è quella di farci accettare dal gregge di riferimento, per quanto di lusso. L’eleganza, quella vera, non si compra, si coltiva.

Anglicismi e impazzimento linguistico: l’immagine di una cultura decaduta

L’ultimo vezzo linguistico che mi è capitato di leggere e ascoltare è il termine “location” al posto di “luogo” o “posto”.

Si tratta di  una tra le tante parole facenti parte dell’infinita serie di anglicismi entrati prepotentemente e del tutto inutilmente nel linguaggio quotidiano italiano parlato e scritto, spesso anche in maniera inappropriata rispetto allo stesso significato inglese originario. Si tratta di un fenomeno massiccio in rapida espansione che investe l’intero spettro del lessico quotidiano e, non solo, come è comprensibile che sia, il linguaggio specialistico relativo a discipline (ad esempio informatiche) elaborate in origine nel mondo anglosassone.

Il principe e il povero

Forti di un’infarinatura storica che risale ai tempi del liceo, in molti continuano a considerare il medioevo un “secolo buio”, il rinascimento il periodo “della rinascita”, il seicento “barocco” e l’arco di tempo dalla rivoluzione francese ad ora il momento dello sviluppo, del progresso, della realizzazione umana. Ovviamente non parlo di ignoranza pura e cruda, ma di mancanza di metodo critico, per cui se a scuola insegnano che è così, è così, senza preoccupazioni di ordine concettuale relative all’analisi del problema.

Quindi, ad esempio, tra tutti i tanti convinti del “secolo buio”, della “rinascita”, del “barocco” non sanno definire i termini né gli eventi causa delle definizioni, quali, uno tra tutti, quello che ebbe luogo nel 1453. E dunque non sanno neanche spiegare cosa c’è di bello nel passato più recente e positivista, ma dicono generalmente che “la vita media si è allungata”, “le donne sono più rispettate”, si gode di “maggiori diritti e proprietà”.

01 agosto 2011

Ci spiace per gli antifascisti immaginari ma la cultura fascista è esistita

Il fascismo attrasse come una potente calamita molti intellettuali. Si presentava quale nuovo modello di modernità in grado di porre un argine alla decadenza innanzitutto nazionale, e più in generale europea. Ormai una larga fetta di studiosi del fascismo accetta questa idea. La vecchia tesi del fascismo privo di cultura e dunque privo di ideologia, espressa a più riprese ad esempio da Norberto Bobbio, di un fascismo privo di «consenso» popolare e intellettuale, è diventata un ferro vecchio, inutilizzabile. Come ferraglia arrugginita è l’interpretazione delle arti (e degli artisti) sedotte e poi abbandonate, o peggio corrotte dal fascismo. Tesi superate, appunto, pur se mai completamente sopite e perennemente ricorrenti, utili a chi le richiama in vita, come notava qualche anno fa Emilio Gentile, per «defascistizzare il fascismo», negando «per esempio, che vi sia stata un’ideologia fascista, una cultura fascista, una classe dirigente fascista, un’adesione di massa al fascismo, un totalitarismo fascista e perfino un regime fascista».

Con Assad senza se e senza ma

Oslo, Kosovo, Nord-Africa, Vicino Oriente: il cerchio si stringe intorno a noi

Buone vacanze italiani.
Le farete comunque, magari più corte nella speranza di  risparmiare: ma alla fine pagherete  più del solito senza aver capito perché.
Così come non avete minimamente colto quel che succede, e cioè come la guerra e il terrore, insieme  alle crisi, si avvicinano ogni giorno di più alle nostre porte.
Eppure non è difficile rendersene conto, basta dare un'occhiata ai prezzi, un'altra alla produzione, una terza a come siamo sotto attacco da parte degli alleati, una quarta alle masse d'immigrati che si riversano nei nostri porti e un'ultima ai conflitti odierni che sono vicinissimi alle nostre coste e alle nostre frontiere.

30 luglio 2011

L’Europa dei suicidi

Tra il 2007 e il 2009 il tasso di suicidi in Europa tra gli under 65 è notevolmente aumentato. I Paesi con la maggior incidenza sono la Grecia, l’Irlanda e la Lettonia e non c’è dubbio, dati alla mano e con una mappatura geografica chiara, che la crisi economica e la conseguente recessione entrino nella macabra statistica con un qualche ruolo causale. L’assioma tradizionale da cui si parte è che siano le società più ricche quelle in cui l’incidenza dei suicidi è più alta.

Questo affermava Durkheim e questo può essere spiegato abbastanza con la nota piramide dei bisogni di Maslow, secondo la quale più si hanno bisogni primari di sopravvivenza e meno si entra nella sfera delle problematiche personali e psico-affettive.

29 luglio 2011

L'Europa è condannata dalla globalizzazione?

La storiella del tale che va per suonarle e viene suonato sarebbe risibile, se non ci riguardasse. Il ritorno del boomerang fa sempre male all'incosciente che lo ha lanciato senza sapere come evitare di prenderlo sul viso. La globalizzazione si rivolta contro i suoi iniziatori occidentali. E l'ironica constatazione che ha avanzato Marcel Gauchet in un recente numero di «Le Débat»: «L'Occidente, e principalmente gli Stati Uniti, è stato il motore della globalizzazione, ma tutti vi hanno aderito e l'Unione europea è diventata la migliore allieva della classe, la zona economica del mondo più aperta, più degli Stati Uniti, cosa che si dimentica sempre. Ora, questo capitalismo globalizzato gioca adesso contro la prosperità occidentale.

Default americano?

Gli americani pretendono:

a- di mantenere intatto il loro livello di consumi, anche se la disoccupazione è quasi al 10% ed i salari sono in flessione

b- di avere un volume di spese militari pari o superiore a quello di tutto il resto del Mondo, producendo un costante disavanzo pubblico peraltro alimentato dagli interessi su un debito che ormai supera abbondantemente il pil annuo

c- di avere il più alto livello di debito aggregato del Mondo ma di mantenere il livello di rating AAA e di pagare interessi sul debito sovrano quasi pari a quelli sui titoli tedeschi

28 luglio 2011

Dimenticare l'Occidente

"Occidente"? Raymond Abellio aveva osservato che «l'Europa è fissa nello spazio, cioè nella geografia», mentre l'Occidente è «mobile». Difatti, l'"Occidente" non ha mai smesso di viaggiare e cambiare senso. All'inizio, il termine richiama solamente la Terra del Tramonto (Abendland), in opposizione al paese del Sole Levante (Morgenland). A partire dal regno di Diocleziano, alla fine del III secolo della nostra era, l'opposizione tra Oriente e Occidente si riconduce alla distinzione tra l'impero romano d'Occidente (la cui capitale fu a Milano e poi a Ravenna) e l'impero romano d'Oriente insediato a Costantinopoli.

26 luglio 2011

Il toro non sbaglia mai

A partire dal 2012 le corride in Catalogna saranno vietate. I cosiddetti animalisti ce l'hanno fatta, una legge regionale ha sancito la loro vittoria e sperano essa sia il preludio a una normativa nazionale che estenda il divieto a tutta la Spagna. Ma non sara' facile - in Catalogna la corrida da sempre interessa una ristretta cerchia di pubblico, mentre nel resto della Spagna l'ipotesi di tale proibizione e' sentita dalla maggioranza dell'opinione pubblica come una vera e propria mutilazione dell'anima e dell'identita' nazionale; inoltre, pare che nelle giovani generazioni stia rinascendo una forte passione nei confronti di questo sport, come dimostra l'apertura di nuove "penas taurinas" (circoli di appassionati) nelle maggiori citta'.

Servire il pollo

Michele Santoro gode delle stesse prerogative del Capo dello Stato, criticarlo nell’esercizio delle sue faziose funzioni costituisce reato e si rischia di finire alla sbarra. Per questo Berlusconi è di nuovo entrato nei fascicoli dei magistrati che gli contestano l’ abuso d’ufficio, a causa di qualche telefonata tesa a frenare la messa in onda settimanale della furia cieca michelesca. Qualcuno, scorrettamente, definisce quest’ultima libertà di espressione mentre trattasi, più verosimilmente, di impressionamento di pubblica opinione. Non di indipendente comunicazione dovrebbe pertanto parlarsi ma di comunicazione indipendente dalla verità, con l’aggravante dell’uso improprio del mezzo pubblico per narcisismo giornalistico e finalità ideologiche private.

Breivik, l’attentatore di Oslo. Un’ideologia identitaria ma non fondamentalista

L’orribile tragedia di Oslo chiede anzitutto rispetto e preghiera per le vittime, quindi una riflessione sulle misure di vigilanza che anche società, come quelle scandinave, che tengono al loro carattere «aperto», oggi non possono mancare di adottare a fronte delle numerose e molteplici forme di terrorismo. Tra queste misure, però, non ci può e non ci dev’essere una stigmatizzazione dei «fondamentalisti cristiani», dipinti come criminali e potenziali terroristi. È veramente sfortunato che la polizia norvegese, subito ripresa dai media di tutto il mondo, abbia inizialmente presentato l’attentatore, Anders Behring Breivik, come un cristiano fondamentalista, e che in Italia alcuni media lo abbiano definito perfino – falsamente – un cattolico.