18 luglio 2011

Nazisti senza prescrizione

Il Tribunale militare di Verona ha condannato all'ergastolo sei ufficiali, sottufficiali e soldati della Panzer-Division 'Hermann Goering' chl marzo-maggio del 1944, quando i tedeschi erano in ritirata, incarogniti per il tradimento dell'alleato italiano che, in un momento cruciale della guerra, mentre si lottava per la vita o  per la morte, li aveva pugnalati alle spalle passando dalla parte dei probabili vincitori, si rese responsabile, sull'appennino tosco-emiliano, di alcuni atroci eccidi di civili. I condannati sono tutti ultranovantenni, tranne il più giovane, il caporale Alfred Lhuman, oggi taglialegna in pensione, che ha 86 anni e all'epoca dei fatti ne aveva venti. Da allora sono passati infatti quasi settant'anni (quanto vivono questi nazisti, solo i partigiani gli stanno alla pari).
Confesso che processi di questo genere, come altri che si sono celebrati nei confronti di criminali nazisti, mi lasciano perplesso. Non metto qui in discussione che il Tribunale di Verona, sia pur a tanti anni di distanza, sia riuscito a individuare con esattezza chi, in quei tragici frangenti, uccise e chi no. Non si tratta di questo. È che prima che, con la vittoria del 1945, si affermassero le democrazie occidentali, vale a dire la 'cultura superiore', non si erano mai visti nella Storia processi celebrati a settant'anni di distanza dai fatti, tantomeno per 'crimini di guerra', una categoria di reati, con efficacia retroattiva, nata con i processi di Norimberga e di Tokyo quando i vincitori non si accontentarono di essere i più forti ma pretesero di essere anche  moralmente migliori dei vinti e quindi tali da poterli giudicare, invece di passarli per le armi come era stato fatto fino ad allora.
Per quanto si vada a scavare nel tempo e nelle varie storie e culture non si trovano precedenti. Forse l'unico è quello che riguarda Giulio Cesare che nel 63 a.C. volle trascinare in tribunale, per certi suoi motivi, il vecchio senatore Rabirio che nel 100 a.C. aveva partecipato al linciaggio del tribuno della plebe Aurelio Saturnino. Il tribunale competente in appello (in primo grado Rabirio era stato condannato) erano i comizi centuriati, una giuria popolare che certamente non aveva nessuna simpatia per un aristocratico come Rabirio che, per giunta, aveva ucciso uno dei loro. Ma il popolo si dimostrò saggio, 37 anni di distanza dai fatti gli parevano troppi. Con uno stratagemma si fece in modo che il processo non si celebrasse.
Anche a me settant'anni, o quasi, sembrano troppi per istruire un processo contro chicchessia. La prescrizione è sempre esistita, anche per il più orrendo dei reati. Ma i vincitori hanno deciso che per i crimini dei nazisti non c'è prescrizione. Su questo punto ci sarebbe da discutere perché viola il fondamentale principio di civiltà giuridica per cui la legge penale non può essere retroattiva. Che è uno dei motivi per cu il giurista americano Rusten Vambery, liberale (quando i liberali esistevano ancora e non erano le parodie di oggi), in un articolo pubblicato il 1 dicembre del 1945 sul settimanale The Nation, contestava la legittimità del processo di Norimberga:" Che i capi nazisti e fascisti debbano essere impiccati o fucilati dal potere politico e militare non c'è bisogno di dirlo: ma questo non ha niente a che vedere con la legge. Giudici guidati da 'sano sentimento popolare', introduzione del principio di retroattività, presunzione di reato futuro… ripristino della vendetta tribale, tutti questi erano i punti salienti di quella che la Germania di Hitler considerava legge".
Ma in fondo, oggi, nemmeno queste considerazioni sono importanti. Il fatto è che il processo di Verona contro dei fantasmi più che il sapore della giustizia ha quello amaro della rappresaglia. Proprio quella rappresagli in nome della quale, tante volte, abbiamo condannato i nazisti.
 
Massimo Fini
 
[fonte: Il fatto quotidiano del 9 luglio 2011]

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