Visualizzazione post con etichetta PSICOLOGIA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PSICOLOGIA. Mostra tutti i post

30 luglio 2011

L’Europa dei suicidi

Tra il 2007 e il 2009 il tasso di suicidi in Europa tra gli under 65 è notevolmente aumentato. I Paesi con la maggior incidenza sono la Grecia, l’Irlanda e la Lettonia e non c’è dubbio, dati alla mano e con una mappatura geografica chiara, che la crisi economica e la conseguente recessione entrino nella macabra statistica con un qualche ruolo causale. L’assioma tradizionale da cui si parte è che siano le società più ricche quelle in cui l’incidenza dei suicidi è più alta.

Questo affermava Durkheim e questo può essere spiegato abbastanza con la nota piramide dei bisogni di Maslow, secondo la quale più si hanno bisogni primari di sopravvivenza e meno si entra nella sfera delle problematiche personali e psico-affettive.

06 luglio 2011

L’autorità in declino

Può svilupparsi una società senza padri, senza maestri, senza figure d’autorità, senza miti condivisi?
Viene da chiederselo dopo aver letto lo studio “I miti che non funzionano più”, firmata dal Censis, istituzione invece ottimamente funzionante nello studio della società italiana.
Il suo responsabile per le Politiche sociali, Francesco Maietta, è netto: “L’eccesso di individualismo e di libertà (…) ha infranto le figure simbolo dell’autorità: il padre, l’insegnante, il sacerdote”. Potremmo aggiungercene, a dire il vero, tante altre: i politici, gli operatori della giustizia, i bigliettai, chiunque insomma si trovi a ricordare una norma, da cui consegue un comportamento. Tutti costoro faticano oggi a svolgere il proprio lavoro.

01 luglio 2011

Il tarantismo, una sfida imbarazzante ai pregiudizi della «scienza positiva»

Athanasius Kircher è stato l’esorcista controriformista della magia naturale?
È questa la tesi di Ernesto De Martino (1908-65), l’antropologo che ha studiato l’Italia “magica”, specie nei paesi più isolati del Mezzogiorno e le cui pubblicazioni, fra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, hanno avuto un notevole successo di pubblico e di critica.
Libri come «Il mondo magico» (Einaudi, 1948) «Sud e magia» (Feltrinelli, 1959), «La terra del rimorso» (Il Saggiatore, 1961), «Magia e civiltà» (Garzanti, 1962), non solo hanno raggiunto un vasto pubblico, ma hanno anche contribuito a impostare i problemi dell’antropologia sotto una luce nuova in ambito accademico, contribuendo a superare alcuni pesanti pregiudizi di matrice positivista che gravavano su di essa e permettendo di accostarsi alle società “magiche” e “arretrate” con una maggiore serenità scientifica, non con la fretta di giudicare ma piuttosto con il desiderio di comprendere.

Il recupero dell'onore

Il lamento sulla perdita dei valori è ormai un luogo comune che rimbalza dai negozi dei parrucchieri ai mercati ortofrutticoli, passando per i salotti quando il sonoro della TV è abbassato per consentire il chiacchiericcio. Quando si tenta di precisare quali siano questi famosi valori, si parla sempre di mancanza di rispetto, di maleducazione, di perdita di sensibilità per il bene comune, e altri bla bla. Propongo un valore che è andato completamente perduto e di cui nessuno parla più: il senso dell’Onore. Chi ne parlasse oggi passerebbe per un fascista ritardato o per un siciliano geloso, figure vagamente bizzarre e demodé.
L’onore era un valore fondamentale, la colonna portante di una civiltà che fu. Onore individuale, onore familiare e del clan, onore della nazione.

25 maggio 2011

Il delirio di onnipotenza si cura con la Comunità

Il mondo è sconcertato per i comportamenti di adulti più o meno gravemente fuori controllo: potenti sotto i riflettori del mondo intero, preti di provincia, politici di vario profilo, e tanti altri.
Ci si chiede insistentemente: perché, e come mai? Forse però non si tiene conto abbastanza che ormai da molti decenni, nell’educazione delle persone, il rispetto per gli altri è un valore secondario.
Gli adulti di oggi, anche gli anziani, si sono formati in una morale individualistica.
Il grande funzionario internazionale, come il manager o il politico affermato, è cresciuto da almeno quarant’anni nel mito del successo personale, dove “gli altri” hanno un ruolo di comparsa, di sfondo. Si tratta di un mito che produce da sempre squilibri psicologici perché lascia l’individuo, unica misura del bene e del male, in una posizione di solitudine, e quindi di ansia e di infelicità.