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06 settembre 2011

De dextera

Fino agli anni Sessanta, indiscutibilmente, destra era soprattutto sinonimo di onestà. Di un’onestà che alcuni definivano “ottocentesca” o “liberale". Non con l’intenzione d’irriderla, ma sorridendone come di qualcosa che andava perdendosi, come le belle cose di una volta. Onestà che aveva varie sfaccettature. Richiamava il senso dell’onore che è all’origine della parola stessa, inteso in tutte le sue forme: quello della parola data ma anche quello caricaturizzato e identificato con i siciliani e in particolare con il maschio della specie.
L’onore del soldato e ancora più dell’ufficiale, è considerato di destra per natura. Di destra è tutto ciò che afferisce o evince dal mondo militare, dai suoi riti, dalla sua storia. Di destra era la disciplina e l’amor patrio.

02 agosto 2011

"Trattato della vita elegante" di Balzac

"No, io in giacca e cravatta proprio non sto comodo"… O anche: "quando vesto devo stare comodo"… Ancora: "la comodità, e tre!, prima di tutto". Quante volte vi siete imbattuti in uomini e donne, inguardabilmente sciatti, che cercavano rifugio in queste balbettanti giustificazioni? Il problema è che non solo non ci sono più le mezze stagioni ma scarseggiano anche le mezze misure, quelle che un sarto degno di questo antico mestiere non avrebbe problema a confezionarci su misura. Facile immaginare quale obiezione stiate maturando: i sarti costano e il prezzo dell’eleganza è generalmente troppo alto. Sbagliato! L’eleganza è essenzialmente educazione al bello, esercizio di gusto, cura e rispetto personale, viaggio e ricerca di sé. Chi è veramente elegante non si fa notare, non ne ha bisogno. Il che non significa necessariamente omologarsi e indossare costosissime divise di grisaglia e calzare scarpe tanto care quanto seriali: completi tristemente uguali, colletti bianchi e griffe ricorrenti la cui unica pretesa è quella di farci accettare dal gregge di riferimento, per quanto di lusso. L’eleganza, quella vera, non si compra, si coltiva.