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19 agosto 2011

La farfalla e i kalashnikov

Quello che è suonato in queste settimane è stato il gong del quattordicesimo round. Il prossimo sarà l’ultimo e metterà fine al match. Una volta si diceva che il battito d'ali di una farfalla in Giappone poteva provocare una catastrofe nell’emisfero opposto. Era un’iperbole per esprimere il concetto che l’eco-sistema-Terra è integrato e ogni sua componente è interdipendente. Un battito d’ali di farfalla sposta dell’aria che muove un moscerino che cambia la sua traiettoria e quella di un passero che gli faceva la posta e così via. Rimaneva comunque un’iperbole perché la forza d’attrito a un certo punto spezzava queste concatenazioni.

Fumo di Londra

Londra, la capitale finanziaria dell’Europa e del mondo, è in fiamme e sull’estuario del Tamigi si leva all’orizzonte il fumo di innumerevoli inicendi.
Brucia come non bruciava da tempo, forse nemmeno sotto le bombe e le V2 tedesche, durante la seconda guerra mondiale: perché brucia dall’interno.
Forse, per trovare qualcosa di simile, bisogna riandare indietro fino a quel principio di settembre del 1666 (mille più il numero della Bestia!), quando la City era ancora in gran parte di legno ed un immenso incendio la ridusse letteralmente in cenere.
La rivolta di questo agosto 2011, che ricorda un po’ quella delle “banlieue”francesi del 2005, è scoppiata tanto violenta quanto inaspettata: ciò che mostra fino a qual punto giunga la nostra inconsapevolezza, l’inconsapevolezza dei nostri uomini politici.

20 luglio 2011

Attacco all'oro dell'Italia

Cosa si nasconde dietro gli attacchi all’Italia? L’Italia è un paese in crisi economica con un debito pubblico che rappresenta praticamente il 120% del PIL, ma ha ancora enormi ricchezze e tante imprese pubbliche che fanno grossi guadagni e quindi molto appetibili. Ma c’è una ricchezza di cui nessuno parla: l’Italia ha la quarta riserva di oro al mondo. L’attacco all’Italia è finalizzato a “derubarla” delle sue imprese pubbliche e delle sue immense riserve auree. L’oro è un prodotto strategico e lo sarà sempre di più nel futuro immediato, per cui fa gola.
Lo scorso mese di maggio l’agenzia di rating, Standard & Poor's, aveva tagliato la prospettiva italiana da stabile a negativa, con la motivazione che il potenziale ingorgo politico poteva contribuire ad un rilassamento nella gestione del debito pubblico, da cui derivava un impegno incerto nelle riforme a sostegno della produttività.

19 luglio 2011

In attesa della rivolta (del ceto medio)

E adesso, chi darà ascolto alla rabbia sorda del ceto medio angariato? Chi rappresenterà i milioni di italiani stritolati da una manovra che li scarta nell’angoscia personale e sociale, che si sentono svuotati, impoveriti, trattati come limoni da spremere e buttare via? Dicevano: mai le mani nelle tasche degli italiani. E invece sono state sfondate, quelle tasche, da chi aveva promesso la riforma tributaria e invece ha usato la mannaia del fisco per decapitare chi aveva creduto alla chimera del «meno tasse per tutti» . E adesso, che ne sarà dei «Piccoli» inviperiti descritti da Dario Di Vico, senza ossigeno, umiliati, massacrati, esposti al ludibrio sociale come se il popolo delle partite Iva fosse una masnada di evasori, di avidi neoborghesi (quelli vecchi se la cavano meglio, per via dello stile e dell’aria baronale che incanta la sinistra succube del blasone e dell’etichetta) che credono in una sola divinità, il denaro, e praticano una sola liturgia, l’accumulazione selvaggia della ricchezza?

13 luglio 2011

Quello che non perdoniamo

 

Adriano Romualdi, prima di lasciarci prematuramente, ci affidò questa dura ed amara riflessione:
“Quello che non perdono al mio tempo non è quello di essere vile, ma di dover costruire ogni giorno l’alibi della propria viltà, diffamando gli Eroi.” Valutato il degrado attuale, questa analisi pur precisa e puntuale, non é più sufficiente. Attualmente il grado di vigliaccheria raggiunto sta precipitando l’Italia nel baratro di una recessione morale ed economica irreversibile, cioè verso quel punto di non ritorno che nella vita dei popoli e delle nazioni significa il fallimento totale del sistema paese e la scomparsa di ogni sia pur minimo segnale di civiltà.