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29 agosto 2011

La confusione organizzata

Mai come nei momenti di crisi economica regna la confusione mediatica. Attenzione, si tratta non solo di mancanza di senso critico da parte di giornalisti e commentatori, ma più spesso di confusione appositamente e scientemente creata dagli attori della finanza e dai loro sgherri mascherati, i politici.
Mentre si prepara l'invasione della Siria con costi altrettanto ingenti di quelli per la Libia, mere manovre geopolitiche di neocolonialismo in attesa del decisivo attacco all'Iran, obiettivo principale dei fautori del nuovo assetto mediorientale, i governi imboccati dalle banche centrali piangono miseria e chiamano i popoli allo sforzo generale. I tagli richiesti, casualità, sono sempre quelli: sanità, pensioni, ammortizzatori sociali, partecipazioni ed enti pubblici.

19 agosto 2011

La farfalla e i kalashnikov

Quello che è suonato in queste settimane è stato il gong del quattordicesimo round. Il prossimo sarà l’ultimo e metterà fine al match. Una volta si diceva che il battito d'ali di una farfalla in Giappone poteva provocare una catastrofe nell’emisfero opposto. Era un’iperbole per esprimere il concetto che l’eco-sistema-Terra è integrato e ogni sua componente è interdipendente. Un battito d’ali di farfalla sposta dell’aria che muove un moscerino che cambia la sua traiettoria e quella di un passero che gli faceva la posta e così via. Rimaneva comunque un’iperbole perché la forza d’attrito a un certo punto spezzava queste concatenazioni.

11 agosto 2011

Non scendiamo dai Monti e dai Tremonti

Parola d’ordine: uscire dall’euro. Non possiamo farci mettere ancora con le spalle al muro da una moneta che sta diventando un plotone d’esecuzione schierato contro l’economia nazionale. Non ci faremo giustiziare (o almeno, dipendesse da noi, non lo vorremmo) da una valuta che ci sta svalutando l’avvenire. Gli euri, da quando sono stati coniati e sono entrati in circolazione, ci hanno eroso il fegato ed il potere d’acquisto, facendoci piegare in due dalla sofferenza e dimezzandoci il companatico. I tecnocrati dell’eurotax e dell’acquis comunitario ci avevano promesso l’eldorado europeista ma dal setacciare, con molto sacrificio, la sabbia alla ricerca dell’oro ci siamo ritrovati a rovistare nei cassonetti per raccogliere gli avanzi lasciatici dalla speculazione.

L’Italia ostaggio della Bce e di Berlino. Crollano le Borse

La Banca centrale europea, in cambio del commissariamento di fatto del governo, ha deciso di comprare i titoli statali decennali di Italia (Btp) e Spagna (Bonos) per vanificare gli attacchi speculativi che nessuno, purtroppo, all’istituto di Francoforte, si degna, e si degnerà mai in futuro, di chiamare con il loro nome. I tecnocrati della Bce e della Commissione europea parlano invece di “tensioni” sui titoli, definite “incomprensibili” specie nel nostro caso per la solidità di base dell’economia. Una speculazione proveniente dalle piazze finanziarie anglo-americane che, colpendo i Paesi più in difficoltà dell’area dell’euro, intende fare far collassare l’intero sistema della moneta unica.

09 agosto 2011

La stella a sei punte del capitalismo

La piramide dell’organizzazione economica e sociale di tipo capitalistico è nota a tutti. Un vertice che poggia su un’ampia base stabilisce le direttive e le dorsali dello sfruttamento delle cose e degli uomini, seguendo un rispettoso principio gerarchico imposto dal denaro, e che indica allo stesso tempo la densità di popolazione nella figura.
La misura di tutto non è il lavoro ma il denaro e il denaro che genera denaro. Come sosteneva Marx il valore delle merci non lo fa il contenuto del lavoro in esse depositato, ma lo fa il mercato che genera prezzi. E’ questa la grande disuguaglianza tra il valore d’uso e il valore di scambio delle merci. Chi produce, chi lavora, riceve un corrispettivo per la forza-lavoro fornita, ma il capitalista che gestisce il prodotto nella distribuzione e nello scambio ne ricava un valore superiore.

29 luglio 2011

Default americano?

Gli americani pretendono:

a- di mantenere intatto il loro livello di consumi, anche se la disoccupazione è quasi al 10% ed i salari sono in flessione

b- di avere un volume di spese militari pari o superiore a quello di tutto il resto del Mondo, producendo un costante disavanzo pubblico peraltro alimentato dagli interessi su un debito che ormai supera abbondantemente il pil annuo

c- di avere il più alto livello di debito aggregato del Mondo ma di mantenere il livello di rating AAA e di pagare interessi sul debito sovrano quasi pari a quelli sui titoli tedeschi

25 luglio 2011

Per una teoria della moneta

Con usura non v’è chiesa con affreschi di paradiso.
Ezra Pound - Canto XLV

Il celebre verso di Ezra Pound risuona quanto mai attuale in quel regime di dittatura finanziaria che va sotto il nome di “globalizzazione”.
Una ricognizione delle fonti del pensiero economico può essere di grande interesse in un momento di cambiamenti epocali, poiché testi molto antichi si propongono al lettore moderno con toni di sconcertante attualità.

La contesa geopolitica sino – statunitense

Che la prorompente ascesa di svariati paesi abbia assestato un duro colpo all’assetto mondiale incardinato sull’unipolarismo statunitense è un fatto che pochi oseranno contestare.

La resurrezione della Russia sotto l’autoritaria egida di Putin affiancata all’affermazione della Cina al rango di grande potenza costituiscono i due principali fattori destabilizzanti in grado di ridisegnare i rapporti di forza a livello internazionale.

Se la Russia, tuttavia, ha potuto contare sulla monumentale eredità sovietica, la Cina ha fatto registrare un progresso politico ed economico assolutamente straordinario.

20 luglio 2011

Attacco all'oro dell'Italia

Cosa si nasconde dietro gli attacchi all’Italia? L’Italia è un paese in crisi economica con un debito pubblico che rappresenta praticamente il 120% del PIL, ma ha ancora enormi ricchezze e tante imprese pubbliche che fanno grossi guadagni e quindi molto appetibili. Ma c’è una ricchezza di cui nessuno parla: l’Italia ha la quarta riserva di oro al mondo. L’attacco all’Italia è finalizzato a “derubarla” delle sue imprese pubbliche e delle sue immense riserve auree. L’oro è un prodotto strategico e lo sarà sempre di più nel futuro immediato, per cui fa gola.
Lo scorso mese di maggio l’agenzia di rating, Standard & Poor's, aveva tagliato la prospettiva italiana da stabile a negativa, con la motivazione che il potenziale ingorgo politico poteva contribuire ad un rilassamento nella gestione del debito pubblico, da cui derivava un impegno incerto nelle riforme a sostegno della produttività.

19 luglio 2011

In attesa della rivolta (del ceto medio)

E adesso, chi darà ascolto alla rabbia sorda del ceto medio angariato? Chi rappresenterà i milioni di italiani stritolati da una manovra che li scarta nell’angoscia personale e sociale, che si sentono svuotati, impoveriti, trattati come limoni da spremere e buttare via? Dicevano: mai le mani nelle tasche degli italiani. E invece sono state sfondate, quelle tasche, da chi aveva promesso la riforma tributaria e invece ha usato la mannaia del fisco per decapitare chi aveva creduto alla chimera del «meno tasse per tutti» . E adesso, che ne sarà dei «Piccoli» inviperiti descritti da Dario Di Vico, senza ossigeno, umiliati, massacrati, esposti al ludibrio sociale come se il popolo delle partite Iva fosse una masnada di evasori, di avidi neoborghesi (quelli vecchi se la cavano meglio, per via dello stile e dell’aria baronale che incanta la sinistra succube del blasone e dell’etichetta) che credono in una sola divinità, il denaro, e praticano una sola liturgia, l’accumulazione selvaggia della ricchezza?

18 luglio 2011

Bastonata finanziaria

E’ oltremodo difficile riuscire a trovare le parole giuste, per commentare la nuova manovra finanziaria, dettata dalla BCE  e dai “mercati”, imposta dal presidente Napolitano e redatta dal passacarte Tremonti. Non solamente perché detta manovra, raddoppiata nelle ultime ore fino a raggiungere i 79 miliardi di euro, somiglia ad un marasma di tagli ed aggravi fiscali portati alla rinfusa, senza logica né senso, ma anche perché, pur facendo appello a tutta la buona  volontà possibile, diventa davvero difficile comprendere come un cavallo stramazzato a terra per l’inedia, dopo una settimana di digiuno, possa venire “rimesso in piedi” solamente a furia di bastonate e nuove prospettive di digiuno.

13 luglio 2011

Quello che non perdoniamo

 

Adriano Romualdi, prima di lasciarci prematuramente, ci affidò questa dura ed amara riflessione:
“Quello che non perdono al mio tempo non è quello di essere vile, ma di dover costruire ogni giorno l’alibi della propria viltà, diffamando gli Eroi.” Valutato il degrado attuale, questa analisi pur precisa e puntuale, non é più sufficiente. Attualmente il grado di vigliaccheria raggiunto sta precipitando l’Italia nel baratro di una recessione morale ed economica irreversibile, cioè verso quel punto di non ritorno che nella vita dei popoli e delle nazioni significa il fallimento totale del sistema paese e la scomparsa di ogni sia pur minimo segnale di civiltà.

07 giugno 2011

Restituire al popolo la proprietà della moneta

Il 14 maggio 2011 è nato il Comitato per la presentazione della legge d’iniziativa popolare per il ritorno al popolo della proprietà della moneta. L’iniziativa è stata lanciata dal monetarista Savino Frigiola che ha ripreso le tematiche che erano state sollevate a suo tempo dal professor Giacinto Auriti dell’Università di Teramo.  Tematiche che la crisi finanziaria internazionale, il ruolo dell’euro come moneta “virtuale” rendono quanto mai attuali.
A giudizio di Frigiola, il perdurare della crisi economica ed occupazionale spinge inesorabilmente a far comprendere ai lavoratori ed ai datori di lavoro la necessità di recuperare la perduta sovranità monetaria nazionale. In economia la moneta ha la stessa funzione fisiologica dell’acqua nell’organismo umano. Di conseguenza entrambe debbono essere pubbliche poiché svolgono la funzione di pubblica utilità.

02 giugno 2011

Il ritorno alla terra

Negli ultimi due secoli, l’uomo industriale ha messo in atto una scontata ma controproducente strategia di sopravvivenza: l’abbondanza. Di qualunque cosa avesse bisogno, il trucco era cercare di ottenere sempre di più: una posizione sociale più elevata, una maggiore quantità di beni, di denaro o di informazioni. E senza mai accontentarsi, cercare ancora e ancora, tanto da raggiungere il paradosso: oggi viviamo nell’eccesso. Nell'evidenza della crisi culturale in un'epoca di transizione, è giunto il momento di cambiare, di mutare il paradigma.
I segnali d’allarme sono ovunque: l’individualismo e la solitudine sociale, la precarietà lavorativa ed emotiva, la crisi economica e quella ecologica. Ecco perché si deve iniziare a sviluppare un senso di appagamento per quello che già si possiede, uno stile di vita sobrio ed equilibrato, in netto contrasto con una cultura consumistica che spinge ad avere sempre nuovi bisogni sociali e materiali.