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02 agosto 2011

Anglicismi e impazzimento linguistico: l’immagine di una cultura decaduta

L’ultimo vezzo linguistico che mi è capitato di leggere e ascoltare è il termine “location” al posto di “luogo” o “posto”.

Si tratta di  una tra le tante parole facenti parte dell’infinita serie di anglicismi entrati prepotentemente e del tutto inutilmente nel linguaggio quotidiano italiano parlato e scritto, spesso anche in maniera inappropriata rispetto allo stesso significato inglese originario. Si tratta di un fenomeno massiccio in rapida espansione che investe l’intero spettro del lessico quotidiano e, non solo, come è comprensibile che sia, il linguaggio specialistico relativo a discipline (ad esempio informatiche) elaborate in origine nel mondo anglosassone.

25 maggio 2011

Cocacolinizzazione

Ok.
Questa formuletta americana per dire “bene”, “va bene”, “ sì”, “d’accordo” (una corruzione del british “all right, o’right” o dall’amerindio, o dal francese medievale, o dal greco antico: come volete voi), è paradigmatica dello stato di sudditanza di buona parte delle lingue del mondo allo slang statunitense.
Ma questa è soltanto una constatazione.
E’ - o era, purtroppo - un fatto: la lingua implica una Weltanschauung, una “concezione della vita” propria al contesto sociale, tribale, nazionale, specifico dove questa si origina, dove questa è parlata. Presso gli individui che parlano una stessa lingua si istituisce a livello inconscio (e talora diventa consapevole) una “concezione del mondo e della vita” di base.