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26 agosto 2011

Ma è sempre la Francia la vera nemica storica dell’Italia

Almeno questo, speriamo la recente vicenda della guerra libica dovrebbe avere messo definitivamente in chiaro: che la vera, eterna, irriducibile nemica storica dell’Italia è, ed è sempre stata, la “cugina” d’Oltralpe, la Francia.
Una vieta tradizione patriottarda, che deriva i suoi miti fondativi dalle due più grandi menzogne della nostra storia nazionale, il Risorgimento e la Resistenza, vorrebbe vedere il nemico storico dell’Italia nella Germania e nella scomparsa Austria-Ungheria.
Ebbene, si tratta - appunto - di una mitologia fabbricata “post rem” ad uso e consumo dell’Italietta che non vuole mai guardarsi dentro e fare i conti con se stessa, ma preferisce trasferire all’esterno, verso un improbabile “nemico ereditario”, le sue contraddizioni e le sue insufficienze, a cominciare dallo scarso o nullo spirito di coesione interna.

11 agosto 2011

Non scendiamo dai Monti e dai Tremonti

Parola d’ordine: uscire dall’euro. Non possiamo farci mettere ancora con le spalle al muro da una moneta che sta diventando un plotone d’esecuzione schierato contro l’economia nazionale. Non ci faremo giustiziare (o almeno, dipendesse da noi, non lo vorremmo) da una valuta che ci sta svalutando l’avvenire. Gli euri, da quando sono stati coniati e sono entrati in circolazione, ci hanno eroso il fegato ed il potere d’acquisto, facendoci piegare in due dalla sofferenza e dimezzandoci il companatico. I tecnocrati dell’eurotax e dell’acquis comunitario ci avevano promesso l’eldorado europeista ma dal setacciare, con molto sacrificio, la sabbia alla ricerca dell’oro ci siamo ritrovati a rovistare nei cassonetti per raccogliere gli avanzi lasciatici dalla speculazione.

L’Italia ostaggio della Bce e di Berlino. Crollano le Borse

La Banca centrale europea, in cambio del commissariamento di fatto del governo, ha deciso di comprare i titoli statali decennali di Italia (Btp) e Spagna (Bonos) per vanificare gli attacchi speculativi che nessuno, purtroppo, all’istituto di Francoforte, si degna, e si degnerà mai in futuro, di chiamare con il loro nome. I tecnocrati della Bce e della Commissione europea parlano invece di “tensioni” sui titoli, definite “incomprensibili” specie nel nostro caso per la solidità di base dell’economia. Una speculazione proveniente dalle piazze finanziarie anglo-americane che, colpendo i Paesi più in difficoltà dell’area dell’euro, intende fare far collassare l’intero sistema della moneta unica.

02 agosto 2011

Anglicismi e impazzimento linguistico: l’immagine di una cultura decaduta

L’ultimo vezzo linguistico che mi è capitato di leggere e ascoltare è il termine “location” al posto di “luogo” o “posto”.

Si tratta di  una tra le tante parole facenti parte dell’infinita serie di anglicismi entrati prepotentemente e del tutto inutilmente nel linguaggio quotidiano italiano parlato e scritto, spesso anche in maniera inappropriata rispetto allo stesso significato inglese originario. Si tratta di un fenomeno massiccio in rapida espansione che investe l’intero spettro del lessico quotidiano e, non solo, come è comprensibile che sia, il linguaggio specialistico relativo a discipline (ad esempio informatiche) elaborate in origine nel mondo anglosassone.

01 agosto 2011

Ci spiace per gli antifascisti immaginari ma la cultura fascista è esistita

Il fascismo attrasse come una potente calamita molti intellettuali. Si presentava quale nuovo modello di modernità in grado di porre un argine alla decadenza innanzitutto nazionale, e più in generale europea. Ormai una larga fetta di studiosi del fascismo accetta questa idea. La vecchia tesi del fascismo privo di cultura e dunque privo di ideologia, espressa a più riprese ad esempio da Norberto Bobbio, di un fascismo privo di «consenso» popolare e intellettuale, è diventata un ferro vecchio, inutilizzabile. Come ferraglia arrugginita è l’interpretazione delle arti (e degli artisti) sedotte e poi abbandonate, o peggio corrotte dal fascismo. Tesi superate, appunto, pur se mai completamente sopite e perennemente ricorrenti, utili a chi le richiama in vita, come notava qualche anno fa Emilio Gentile, per «defascistizzare il fascismo», negando «per esempio, che vi sia stata un’ideologia fascista, una cultura fascista, una classe dirigente fascista, un’adesione di massa al fascismo, un totalitarismo fascista e perfino un regime fascista».

26 luglio 2011

Servire il pollo

Michele Santoro gode delle stesse prerogative del Capo dello Stato, criticarlo nell’esercizio delle sue faziose funzioni costituisce reato e si rischia di finire alla sbarra. Per questo Berlusconi è di nuovo entrato nei fascicoli dei magistrati che gli contestano l’ abuso d’ufficio, a causa di qualche telefonata tesa a frenare la messa in onda settimanale della furia cieca michelesca. Qualcuno, scorrettamente, definisce quest’ultima libertà di espressione mentre trattasi, più verosimilmente, di impressionamento di pubblica opinione. Non di indipendente comunicazione dovrebbe pertanto parlarsi ma di comunicazione indipendente dalla verità, con l’aggravante dell’uso improprio del mezzo pubblico per narcisismo giornalistico e finalità ideologiche private.

25 luglio 2011

La massoneria e la conquista del sud

Quanto il Lettore si appresta a leggere non deve essere inteso come una mera recriminazione, e come un sostegno su basi storiche alle velleità separatistiche che si sono cominciate a diffondere nel Meridione a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, quale effetto speculare dell’affermazione al Nord della Lega di Bossi e del suo teorico Miglio.
Chi scrive è convinto dell’intangibilità dell’Unità, quanto del fatto che essa si sia realizzata nel peggiore dei modi possibili, cioè per volontà di una forza straniera – l’internazionale massonica – sostanzialmente nemica mortale dell’idea di nazione, e che di essa si servì unicamente per scalzare quanto restava della “vecchia” Europa dopo la Rivoluzione francese.

20 luglio 2011

Attacco all'oro dell'Italia

Cosa si nasconde dietro gli attacchi all’Italia? L’Italia è un paese in crisi economica con un debito pubblico che rappresenta praticamente il 120% del PIL, ma ha ancora enormi ricchezze e tante imprese pubbliche che fanno grossi guadagni e quindi molto appetibili. Ma c’è una ricchezza di cui nessuno parla: l’Italia ha la quarta riserva di oro al mondo. L’attacco all’Italia è finalizzato a “derubarla” delle sue imprese pubbliche e delle sue immense riserve auree. L’oro è un prodotto strategico e lo sarà sempre di più nel futuro immediato, per cui fa gola.
Lo scorso mese di maggio l’agenzia di rating, Standard & Poor's, aveva tagliato la prospettiva italiana da stabile a negativa, con la motivazione che il potenziale ingorgo politico poteva contribuire ad un rilassamento nella gestione del debito pubblico, da cui derivava un impegno incerto nelle riforme a sostegno della produttività.

19 luglio 2011

In attesa della rivolta (del ceto medio)

E adesso, chi darà ascolto alla rabbia sorda del ceto medio angariato? Chi rappresenterà i milioni di italiani stritolati da una manovra che li scarta nell’angoscia personale e sociale, che si sentono svuotati, impoveriti, trattati come limoni da spremere e buttare via? Dicevano: mai le mani nelle tasche degli italiani. E invece sono state sfondate, quelle tasche, da chi aveva promesso la riforma tributaria e invece ha usato la mannaia del fisco per decapitare chi aveva creduto alla chimera del «meno tasse per tutti» . E adesso, che ne sarà dei «Piccoli» inviperiti descritti da Dario Di Vico, senza ossigeno, umiliati, massacrati, esposti al ludibrio sociale come se il popolo delle partite Iva fosse una masnada di evasori, di avidi neoborghesi (quelli vecchi se la cavano meglio, per via dello stile e dell’aria baronale che incanta la sinistra succube del blasone e dell’etichetta) che credono in una sola divinità, il denaro, e praticano una sola liturgia, l’accumulazione selvaggia della ricchezza?

18 luglio 2011

Bastonata finanziaria

E’ oltremodo difficile riuscire a trovare le parole giuste, per commentare la nuova manovra finanziaria, dettata dalla BCE  e dai “mercati”, imposta dal presidente Napolitano e redatta dal passacarte Tremonti. Non solamente perché detta manovra, raddoppiata nelle ultime ore fino a raggiungere i 79 miliardi di euro, somiglia ad un marasma di tagli ed aggravi fiscali portati alla rinfusa, senza logica né senso, ma anche perché, pur facendo appello a tutta la buona  volontà possibile, diventa davvero difficile comprendere come un cavallo stramazzato a terra per l’inedia, dopo una settimana di digiuno, possa venire “rimesso in piedi” solamente a furia di bastonate e nuove prospettive di digiuno.

13 luglio 2011

Quello che non perdoniamo

 

Adriano Romualdi, prima di lasciarci prematuramente, ci affidò questa dura ed amara riflessione:
“Quello che non perdono al mio tempo non è quello di essere vile, ma di dover costruire ogni giorno l’alibi della propria viltà, diffamando gli Eroi.” Valutato il degrado attuale, questa analisi pur precisa e puntuale, non é più sufficiente. Attualmente il grado di vigliaccheria raggiunto sta precipitando l’Italia nel baratro di una recessione morale ed economica irreversibile, cioè verso quel punto di non ritorno che nella vita dei popoli e delle nazioni significa il fallimento totale del sistema paese e la scomparsa di ogni sia pur minimo segnale di civiltà.

28 giugno 2011

Quegli «antenati» trattati da barbari che hanno fatto rinascere le nostre città

La polemica sul ruolo della dominazione longobarda su parte dell' Italia (tutto il Settentrione, tutta la Toscana, parte dell' Italia centrale, e aree della Campania e della stessa area interna apulo-calabro-lucana) era già nata nell' umanesimo, quando a quel popolo germano-orientale spettò - rispetto ai più fortunati franchi, e ancor più dei goti - la sorte di dover sostenere lo sgradito ruolo di «barbari invasori». Essa si aggravò attraverso l' erudizione settecentesca e quindi le passioni romantiche-risorgimentali. Già Alessandro Manzoni, in un suo saggio storico scritto in margine alla tragedia Adelchi, che nonostante il suo secolo e mezzo circa di stagionatura si legge ancora con profitto, precisava giudiziosamente molte cose a proposito di come fosse errata la prospettiva alla luce della quale i «barbari germanici» erano stati «oppressori» di quel popolo «italico» che pure egli stesso presentava come avvilito e nascosto tra gli atri muscosi e i fòri cadenti.

25 giugno 2011

Il crepuscolo di una classe dirigente

Molti pensano che siamo arrivati al crepuscolo del berlusconismo: con tristezza per alcuni, con sollievo per altri, divisi quasi in parti uguali.
Invequesto modo di ragionare rappresenta una inaccettabile semplificazione della questione oggi posta sul tappeto dalle complesse - e decisamente anomale - dinamiche interne ed esterne della società italiana.
Quello che è giunto al crepuscolo non è solo il berlusconismo, versione aggiornata e corretta del craxismo degli ultimi anni della cosiddetta “prima Repubblica”, vale a dire un sistema di potere e di affari che, dietro una verniciatura populista, tutela smaccatamente gli interessi di piccole ma fortissime lobbies finanziarie.

07 giugno 2011

Restituire al popolo la proprietà della moneta

Il 14 maggio 2011 è nato il Comitato per la presentazione della legge d’iniziativa popolare per il ritorno al popolo della proprietà della moneta. L’iniziativa è stata lanciata dal monetarista Savino Frigiola che ha ripreso le tematiche che erano state sollevate a suo tempo dal professor Giacinto Auriti dell’Università di Teramo.  Tematiche che la crisi finanziaria internazionale, il ruolo dell’euro come moneta “virtuale” rendono quanto mai attuali.
A giudizio di Frigiola, il perdurare della crisi economica ed occupazionale spinge inesorabilmente a far comprendere ai lavoratori ed ai datori di lavoro la necessità di recuperare la perduta sovranità monetaria nazionale. In economia la moneta ha la stessa funzione fisiologica dell’acqua nell’organismo umano. Di conseguenza entrambe debbono essere pubbliche poiché svolgono la funzione di pubblica utilità.

01 giugno 2011

La resa dei conti

La breccia di Piasapia a Milano è diventata una voragine che ha inghiottito i consensi di Letizia Moratti, martire del Partito delle Libertà. A Napoli Giggino o’ pazz ha sbancato il "casino partenopeo" e si innalzato al livello di San Gennaro. Di fatti, solo un matto senza contatto con la realtà o un santo con virtù miracolistiche può pensare di liberare i napoletani dal male della spazzatura ricorrendo alla differenziata. Forse la spazzatura non brucerà ma i suoi giuramenti da magistrato finiranno inceneriti. Mi sia dunque consentito di dubitare della bontà di questo duplice rovesciamento amministrativo che a sinistra definiscono una rinascita e a destra una piaga. Se prima le cose non andavano bene, ed è inutile negarlo, adesso potranno anche peggiorare perché chi ha vinto "vanta" un pessimo curriculum professionale e nessuna esperienza di gestione della cosa pubblica locale.

17 maggio 2011

Il verdetto delle urne

Il primo turno delle amministrative offre solo conferme alle previsioni sensate.
Il primo dato emerso è che l'elettorato del centrodestra si è disamorato per via della continua rissa tra pidiellini e scrofisti nonché per le oscillazioni sulla vergognosa vicenda libica. Il che ha condotto ad un aumento netto delle astensioni degli elettori di maggioranza.
Il secondo dato evidente è che la sinistra si è invece mobilitata sperando di poter dare infine la spallata al governo ma per il momento ha centrato una vittoria di misura, quella che militarmente si definirebbe una vittoria tattica. Per l'armata brancaleone è la prima non-disfatta da tre anni a questa parte ed è proprio la lunga astinenza che la fa gridare impropriamente addirittura al trionfo.
Di fatto l'unico elemento significativo è il piazzamento a Milano di Pisapaia in testa al ballottaggio.

11 maggio 2011

Lupi e agnelli

Si dice che in Italia il Governo non ci sia e che quando finalmente si fa notare è soltanto per peggiorare le cose. In un certo senso non si può negare questa situazione che fino a qualche tempo fa era almeno attenuata da una politica estera saggia e coraggiosa, miseramente smarritasi nel deserto libico, tra le dune iraniane e nella steppa russa. Da Tripoli ci stanno cacciando a pedate francesi e inglesi, da Teheran siamo scappati alle prime minacce degli americani e con Mosca ci siamo evirati da soli dopo le giravolte sul South Stream.