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06 settembre 2011

De dextera

Fino agli anni Sessanta, indiscutibilmente, destra era soprattutto sinonimo di onestà. Di un’onestà che alcuni definivano “ottocentesca” o “liberale". Non con l’intenzione d’irriderla, ma sorridendone come di qualcosa che andava perdendosi, come le belle cose di una volta. Onestà che aveva varie sfaccettature. Richiamava il senso dell’onore che è all’origine della parola stessa, inteso in tutte le sue forme: quello della parola data ma anche quello caricaturizzato e identificato con i siciliani e in particolare con il maschio della specie.
L’onore del soldato e ancora più dell’ufficiale, è considerato di destra per natura. Di destra è tutto ciò che afferisce o evince dal mondo militare, dai suoi riti, dalla sua storia. Di destra era la disciplina e l’amor patrio.

26 agosto 2011

Ma è sempre la Francia la vera nemica storica dell’Italia

Almeno questo, speriamo la recente vicenda della guerra libica dovrebbe avere messo definitivamente in chiaro: che la vera, eterna, irriducibile nemica storica dell’Italia è, ed è sempre stata, la “cugina” d’Oltralpe, la Francia.
Una vieta tradizione patriottarda, che deriva i suoi miti fondativi dalle due più grandi menzogne della nostra storia nazionale, il Risorgimento e la Resistenza, vorrebbe vedere il nemico storico dell’Italia nella Germania e nella scomparsa Austria-Ungheria.
Ebbene, si tratta - appunto - di una mitologia fabbricata “post rem” ad uso e consumo dell’Italietta che non vuole mai guardarsi dentro e fare i conti con se stessa, ma preferisce trasferire all’esterno, verso un improbabile “nemico ereditario”, le sue contraddizioni e le sue insufficienze, a cominciare dallo scarso o nullo spirito di coesione interna.

01 agosto 2011

Ci spiace per gli antifascisti immaginari ma la cultura fascista è esistita

Il fascismo attrasse come una potente calamita molti intellettuali. Si presentava quale nuovo modello di modernità in grado di porre un argine alla decadenza innanzitutto nazionale, e più in generale europea. Ormai una larga fetta di studiosi del fascismo accetta questa idea. La vecchia tesi del fascismo privo di cultura e dunque privo di ideologia, espressa a più riprese ad esempio da Norberto Bobbio, di un fascismo privo di «consenso» popolare e intellettuale, è diventata un ferro vecchio, inutilizzabile. Come ferraglia arrugginita è l’interpretazione delle arti (e degli artisti) sedotte e poi abbandonate, o peggio corrotte dal fascismo. Tesi superate, appunto, pur se mai completamente sopite e perennemente ricorrenti, utili a chi le richiama in vita, come notava qualche anno fa Emilio Gentile, per «defascistizzare il fascismo», negando «per esempio, che vi sia stata un’ideologia fascista, una cultura fascista, una classe dirigente fascista, un’adesione di massa al fascismo, un totalitarismo fascista e perfino un regime fascista».

28 luglio 2011

Dimenticare l'Occidente

"Occidente"? Raymond Abellio aveva osservato che «l'Europa è fissa nello spazio, cioè nella geografia», mentre l'Occidente è «mobile». Difatti, l'"Occidente" non ha mai smesso di viaggiare e cambiare senso. All'inizio, il termine richiama solamente la Terra del Tramonto (Abendland), in opposizione al paese del Sole Levante (Morgenland). A partire dal regno di Diocleziano, alla fine del III secolo della nostra era, l'opposizione tra Oriente e Occidente si riconduce alla distinzione tra l'impero romano d'Occidente (la cui capitale fu a Milano e poi a Ravenna) e l'impero romano d'Oriente insediato a Costantinopoli.

25 luglio 2011

Per una teoria della moneta

Con usura non v’è chiesa con affreschi di paradiso.
Ezra Pound - Canto XLV

Il celebre verso di Ezra Pound risuona quanto mai attuale in quel regime di dittatura finanziaria che va sotto il nome di “globalizzazione”.
Una ricognizione delle fonti del pensiero economico può essere di grande interesse in un momento di cambiamenti epocali, poiché testi molto antichi si propongono al lettore moderno con toni di sconcertante attualità.

La massoneria e la conquista del sud

Quanto il Lettore si appresta a leggere non deve essere inteso come una mera recriminazione, e come un sostegno su basi storiche alle velleità separatistiche che si sono cominciate a diffondere nel Meridione a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, quale effetto speculare dell’affermazione al Nord della Lega di Bossi e del suo teorico Miglio.
Chi scrive è convinto dell’intangibilità dell’Unità, quanto del fatto che essa si sia realizzata nel peggiore dei modi possibili, cioè per volontà di una forza straniera – l’internazionale massonica – sostanzialmente nemica mortale dell’idea di nazione, e che di essa si servì unicamente per scalzare quanto restava della “vecchia” Europa dopo la Rivoluzione francese.

21 luglio 2011

L'equivoco del nuovo paganesimo

Recentemente a Vienna, in occasione di una intervista, un giornalista, cui era noto come noi già molti anni fa in Italia avemmo a difendere un "Imperialismo Pagano", ci disse che ormai la nostra ora, in un altro paese almeno, poteva dirsi venuta. Egli alludeva naturalmente alla Germania, alle correnti più o meno affiancate al nazismo, intese a creare un nuovo spirito religioso germanico e non-cristiano. Noi rispondemmo che il tempo, piuttosto, ci sembra venuto, in cui ci troviamo quasi costretti a dichiararci, se non cristiani, almeno cattolici.

L’anima dell’Europa cominciò a scomparire quando non si eressero più le cattedrali

L’Europa possiede ancora un’anima?
Probabilmente no: quel che restava di essa è stato spazzato via dalle due guerre mondiali e specialmente dai deliberati, sistematici, criminali bombardamenti aerei alleati, che hanno cancellato, insieme alla vita di centinaia di migliaia di persone innocenti, le ultime vestigia di una antica e gloriosa civiltà: i musei, le biblioteche, le ville, i palazzi, le cattedrali…
Già, le cattedrali: quella straordinaria, incomparabile foresta di pietra vivente che un soffio potentissimo di spiritualità eresse, nel cuore del Vecchio continente, nell’arco di circa tre secoli, dal Mille al Milletrecento; precedute, a loro volta, da una grandiosa, spettacolare fioritura monastica, che disseminò ovunque conventi e abbazie e che attrasse migliaia e migliaia di giovani d’ambo i sessi verso un ideale ascetico e altamente spirituale.

20 luglio 2011

Arriba escuadras a vencer

Settantacinque anni fa la Spagna si scuoteva dal giogo progressista. In risposta ai ripetuti assassinii politici, tra cui quello del dirigente conservatore Calvo Sotelo e agli arrestii arbitrari,  poi  sfociati in esecuzioni, dei dirigenti nazionalrivoluzionari (José Antonio Primo de Rivera, Ramiro Ledesma Ramos), tra il 17 e il 18 di luglio 1936 aveva luogo il levantamiento che venne inizialmente soffocato nel sangue. I combattenti della libertà, sconfitti nelle grandi città e nelle zone industriali,  riuscirono però a tenere in Galizia e in Navarra e, grazie al genio e all'energia di Queipo de Llano, anche in Andalusia. Poi sarebbero giunte le forze decisive  dal Marocco dove si trovavano di stanza. Una sanguinosissima guerra civile, che sarebbe durata quasi tre anni, aveva così inizio.

18 luglio 2011

Nazisti senza prescrizione

Il Tribunale militare di Verona ha condannato all'ergastolo sei ufficiali, sottufficiali e soldati della Panzer-Division 'Hermann Goering' chl marzo-maggio del 1944, quando i tedeschi erano in ritirata, incarogniti per il tradimento dell'alleato italiano che, in un momento cruciale della guerra, mentre si lottava per la vita o  per la morte, li aveva pugnalati alle spalle passando dalla parte dei probabili vincitori, si rese responsabile, sull'appennino tosco-emiliano, di alcuni atroci eccidi di civili. I condannati sono tutti ultranovantenni, tranne il più giovane, il caporale Alfred Lhuman, oggi taglialegna in pensione, che ha 86 anni e all'epoca dei fatti ne aveva venti. Da allora sono passati infatti quasi settant'anni (quanto vivono questi nazisti, solo i partigiani gli stanno alla pari).

04 luglio 2011

Razza e nazismo, ecco il Céline maledetto

Da tempo ormai sappiamo, sulla base di documenti, di ricerche d’archivio, di riscontri incrociati, di epistolari rimasti a lungo sepolti, che la qualifica di «collaboratore», per Louis-Ferdinand Céline (1894-1961), era pertinente. Céline «collaborò», non si limitò a scrivere qualche lettera ai giornali: rivendicò l’aver capito prima degli altri il disastro che si preparava per il suo Paese; rivendicò l’aver chiesto un’alleanza franco-tedesca; rivendicò la necessità di uno scontro all’ultimo sangue contro bolscevismo e democrazie liberali; rivendicò una linea di condotta recisa contro gli ebrei; auspicò una Francia razzialmente pura, nordica, separata geograficamente dal suo Sud meticcio e mediterraneo... Scelse con attenzione i giornali dove far apparire le sue provocazioni, ne seguì la pubblicazione, se n’ebbe a male quando qualche frase troppo forte gli venne tagliata, polemizzò aspramente.

28 giugno 2011

Quegli «antenati» trattati da barbari che hanno fatto rinascere le nostre città

La polemica sul ruolo della dominazione longobarda su parte dell' Italia (tutto il Settentrione, tutta la Toscana, parte dell' Italia centrale, e aree della Campania e della stessa area interna apulo-calabro-lucana) era già nata nell' umanesimo, quando a quel popolo germano-orientale spettò - rispetto ai più fortunati franchi, e ancor più dei goti - la sorte di dover sostenere lo sgradito ruolo di «barbari invasori». Essa si aggravò attraverso l' erudizione settecentesca e quindi le passioni romantiche-risorgimentali. Già Alessandro Manzoni, in un suo saggio storico scritto in margine alla tragedia Adelchi, che nonostante il suo secolo e mezzo circa di stagionatura si legge ancora con profitto, precisava giudiziosamente molte cose a proposito di come fosse errata la prospettiva alla luce della quale i «barbari germanici» erano stati «oppressori» di quel popolo «italico» che pure egli stesso presentava come avvilito e nascosto tra gli atri muscosi e i fòri cadenti.