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06 settembre 2011

Schiaffi ai figli. Per fortuna Milano non è Stoccolma

Di ceffoni da mio padre ne ho presi parecchi, e dolorosi perché aveva la mano pesante. E anche da mia madre. Eppure i miei non erano dei bruti da poco usciti dalle caverne, erano degli intellettuali. Al mio fraterno amico G. toccavano invece delle cinghiate perché suo padre, durante la guerra era stato ufficiale di marina, abituato a metodi rudi. Né io né G. siamo usciti choccati da quelle esperienze. Allora erano normali. Non c’era, forse perché erano molti di più, la concentrazione ossessiva che c’è oggi sui bambini.
Negli anni ’50 noi ragazzini milanesi, proletari o borghesi che fossimo, vivevamo sulla strada e nei terrain vague. Praticamente ogni giorno ci prendevamo a botte. Chi si sottraeva era considerato un vigliacco.

22 agosto 2011

Focus on food

Il cibo è un microcosmo del macrocosmo. Mangiare il cibo giusto è parte della soluzione ai problemi del cambiamento climatico e della fame nel mondo. Nella tradizione cristiana i banchetti di Natale e della Quaresima sono simboli significativi del giusto rapporto tra uomo e cibo, tra libertà e moderazione e tra la celebrazione e la solitudine. Il banchetto e il digiuno non sono opposti, ma sono complementari. Quando pratichiamo la libertà di banchettare in un contesto di digiuno, ci sono maggiori probabilità di godere della festa senza eccessi.
Il digiuno è un grande abilità. Nel romanzo di Herman Hesse, la bella cortigiana Kamala chiede a Siddharta quali siano le qualità in suo possesso per vincere il suo amore.

02 agosto 2011

Il principe e il povero

Forti di un’infarinatura storica che risale ai tempi del liceo, in molti continuano a considerare il medioevo un “secolo buio”, il rinascimento il periodo “della rinascita”, il seicento “barocco” e l’arco di tempo dalla rivoluzione francese ad ora il momento dello sviluppo, del progresso, della realizzazione umana. Ovviamente non parlo di ignoranza pura e cruda, ma di mancanza di metodo critico, per cui se a scuola insegnano che è così, è così, senza preoccupazioni di ordine concettuale relative all’analisi del problema.

Quindi, ad esempio, tra tutti i tanti convinti del “secolo buio”, della “rinascita”, del “barocco” non sanno definire i termini né gli eventi causa delle definizioni, quali, uno tra tutti, quello che ebbe luogo nel 1453. E dunque non sanno neanche spiegare cosa c’è di bello nel passato più recente e positivista, ma dicono generalmente che “la vita media si è allungata”, “le donne sono più rispettate”, si gode di “maggiori diritti e proprietà”.

28 luglio 2011

Dimenticare l'Occidente

"Occidente"? Raymond Abellio aveva osservato che «l'Europa è fissa nello spazio, cioè nella geografia», mentre l'Occidente è «mobile». Difatti, l'"Occidente" non ha mai smesso di viaggiare e cambiare senso. All'inizio, il termine richiama solamente la Terra del Tramonto (Abendland), in opposizione al paese del Sole Levante (Morgenland). A partire dal regno di Diocleziano, alla fine del III secolo della nostra era, l'opposizione tra Oriente e Occidente si riconduce alla distinzione tra l'impero romano d'Occidente (la cui capitale fu a Milano e poi a Ravenna) e l'impero romano d'Oriente insediato a Costantinopoli.

25 luglio 2011

Per una teoria della moneta

Con usura non v’è chiesa con affreschi di paradiso.
Ezra Pound - Canto XLV

Il celebre verso di Ezra Pound risuona quanto mai attuale in quel regime di dittatura finanziaria che va sotto il nome di “globalizzazione”.
Una ricognizione delle fonti del pensiero economico può essere di grande interesse in un momento di cambiamenti epocali, poiché testi molto antichi si propongono al lettore moderno con toni di sconcertante attualità.

21 luglio 2011

L’anima dell’Europa cominciò a scomparire quando non si eressero più le cattedrali

L’Europa possiede ancora un’anima?
Probabilmente no: quel che restava di essa è stato spazzato via dalle due guerre mondiali e specialmente dai deliberati, sistematici, criminali bombardamenti aerei alleati, che hanno cancellato, insieme alla vita di centinaia di migliaia di persone innocenti, le ultime vestigia di una antica e gloriosa civiltà: i musei, le biblioteche, le ville, i palazzi, le cattedrali…
Già, le cattedrali: quella straordinaria, incomparabile foresta di pietra vivente che un soffio potentissimo di spiritualità eresse, nel cuore del Vecchio continente, nell’arco di circa tre secoli, dal Mille al Milletrecento; precedute, a loro volta, da una grandiosa, spettacolare fioritura monastica, che disseminò ovunque conventi e abbazie e che attrasse migliaia e migliaia di giovani d’ambo i sessi verso un ideale ascetico e altamente spirituale.

18 luglio 2011

Del Libero Pensiero e dei suoi rapporti con il Sovra-umano e il sub-umano

Uno dei tratti fondamentali - e sicuramente il più preoccupante - della cultura moderna è la scomparsa della dimensione verticale e gerarchica dall’universo delle idee e delle azioni umane.
In nome di un umanesimo demagogico, progressista e globalizzante -  che si gloria di far risalire le proprie origini al Rinascimento autoproclamandosi erede soltanto però dei suoi aspetti razionalistico tecnici e non anche di quelli metafisici e religiosi che pure in esso erano presenti – i fautori, accademici e non, dell’orizzontalità muovono oggi – si badi bene -  le loro critiche più velenose proprio nei confronti di quell’utilizzo della ragione sano

07 luglio 2011

Jünger, il tempo e gli orologi

Se ci fermiamo un attimo a riflettere su quale sia il gesto che, durante una nostra comune giornata, ripetiamo il maggior numero di volte, riconosceremo presto che si tratta del gesto di guardare l’orologio. Un gesto così scontato, ormai istintivo, che quasi come una funzione fisiologica accompagna la nostra esistenza, che ci appare impossibile immaginare una vita senza orologio. Il tempo, pensiamo giustamente, è il giudice supremo ed impietoso della nostra vita: come potremmo vivere senza misurarlo, senza tenerlo costantemente sotto controllo? E quale strumento migliore che i nostri orologi sempre più precisi e sofisticati?

01 luglio 2011

Il tarantismo, una sfida imbarazzante ai pregiudizi della «scienza positiva»

Athanasius Kircher è stato l’esorcista controriformista della magia naturale?
È questa la tesi di Ernesto De Martino (1908-65), l’antropologo che ha studiato l’Italia “magica”, specie nei paesi più isolati del Mezzogiorno e le cui pubblicazioni, fra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, hanno avuto un notevole successo di pubblico e di critica.
Libri come «Il mondo magico» (Einaudi, 1948) «Sud e magia» (Feltrinelli, 1959), «La terra del rimorso» (Il Saggiatore, 1961), «Magia e civiltà» (Garzanti, 1962), non solo hanno raggiunto un vasto pubblico, ma hanno anche contribuito a impostare i problemi dell’antropologia sotto una luce nuova in ambito accademico, contribuendo a superare alcuni pesanti pregiudizi di matrice positivista che gravavano su di essa e permettendo di accostarsi alle società “magiche” e “arretrate” con una maggiore serenità scientifica, non con la fretta di giudicare ma piuttosto con il desiderio di comprendere.

Il recupero dell'onore

Il lamento sulla perdita dei valori è ormai un luogo comune che rimbalza dai negozi dei parrucchieri ai mercati ortofrutticoli, passando per i salotti quando il sonoro della TV è abbassato per consentire il chiacchiericcio. Quando si tenta di precisare quali siano questi famosi valori, si parla sempre di mancanza di rispetto, di maleducazione, di perdita di sensibilità per il bene comune, e altri bla bla. Propongo un valore che è andato completamente perduto e di cui nessuno parla più: il senso dell’Onore. Chi ne parlasse oggi passerebbe per un fascista ritardato o per un siciliano geloso, figure vagamente bizzarre e demodé.
L’onore era un valore fondamentale, la colonna portante di una civiltà che fu. Onore individuale, onore familiare e del clan, onore della nazione.

25 giugno 2011

Tempo Lineare e Tempo Ciclico

Uno dei sistemi filosofici introdotti dal pensiero monoteista giudeo-cristiano è quello del tempo liturgico lineare, in base al quale essi veneravano la creazione della Genesi, ricordando quel tempo durante i riti celebratori. Essi si fermavano alla mera commemorazione dell'evento storico, basandosi su una data precisa.
Le popolazioni politeiste, che esse chiamavano pagani, avevano una concezione ciclica del tempo, e durante i riti, essi attivamente rivivevano un certo evento o le gesta dell'antenato mitico, perse nella notte dei tempi, risalente alla fondazione del loro mondo, rinnovando ogni volta quell'ordine di energia.

10 giugno 2011

Lo sport e il feticismo del primato

Si riparla di sport: scandali, tifosi frementi, sponsor rivali, come sempre, discorsi politici. Colgono l’essenziale?
Non tutte le attività fisiche, le forme di «vita sana» o esercizio sono sport; non ogni sport è agonismo. La cultura europea ha sempre dato alla competizione sportiva un ruolo centrale. Dalla prima antichità, motivazione essenziale della competizione, retta dal principio agonistico, è la gloria di battere i concorrenti, indissociabile da ciò che gli Antichi chiamavano «prezzo della vittoria». In greco antico, il premio di una gara è athlon, sostantivo neutro associato al maschile athlos, «prova» (le «fatiche» d’Ercole sono dette anche athloi), da cui deriva il lessico dell’«atletismo».
Anche se talora la guerra è stata considerata come lo sport (e se lo sport è servito per addestrare alla guerra), la gara non è atto di guerra.

25 maggio 2011

Cocacolinizzazione

Ok.
Questa formuletta americana per dire “bene”, “va bene”, “ sì”, “d’accordo” (una corruzione del british “all right, o’right” o dall’amerindio, o dal francese medievale, o dal greco antico: come volete voi), è paradigmatica dello stato di sudditanza di buona parte delle lingue del mondo allo slang statunitense.
Ma questa è soltanto una constatazione.
E’ - o era, purtroppo - un fatto: la lingua implica una Weltanschauung, una “concezione della vita” propria al contesto sociale, tribale, nazionale, specifico dove questa si origina, dove questa è parlata. Presso gli individui che parlano una stessa lingua si istituisce a livello inconscio (e talora diventa consapevole) una “concezione del mondo e della vita” di base.

Il delirio di onnipotenza si cura con la Comunità

Il mondo è sconcertato per i comportamenti di adulti più o meno gravemente fuori controllo: potenti sotto i riflettori del mondo intero, preti di provincia, politici di vario profilo, e tanti altri.
Ci si chiede insistentemente: perché, e come mai? Forse però non si tiene conto abbastanza che ormai da molti decenni, nell’educazione delle persone, il rispetto per gli altri è un valore secondario.
Gli adulti di oggi, anche gli anziani, si sono formati in una morale individualistica.
Il grande funzionario internazionale, come il manager o il politico affermato, è cresciuto da almeno quarant’anni nel mito del successo personale, dove “gli altri” hanno un ruolo di comparsa, di sfondo. Si tratta di un mito che produce da sempre squilibri psicologici perché lascia l’individuo, unica misura del bene e del male, in una posizione di solitudine, e quindi di ansia e di infelicità.

17 maggio 2011

Il buon selvaggio

Il disastro di civiltà dal cui vortice siamo triturati non potrebbe essere esemplificato meglio che dalle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza nei Paesi cosiddetti più avanzati. Negli Usa un’altissima percentuale di bambini al di sotto dei dieci anni fa uso di psicofarmaci. In tutto il mondo occidentale, i cui confini si vanno espandendo a macchia d’olio, ragazzini e adolescenti soffrono di malanni psicosomatici un tempo impensabili in quella fascia d’età: ulcere, gastriti, coliti, insonnia, asma, crisi di panico. Manifestazioni di stati d’ansia che ne fanno dei nevrotici quando sono ancora nell’alba della vita. Ammettiamo pure che in molti casi questi sintomi siano catalogati come morbosi soltanto perché un’altra delle follie della nostra epoca vuole che ci rappresentiamo come malati, attuali o potenziali, dalla culla alla bara, docili prede del mostruoso ingranaggio della Sanità. Resta comunque la realtà di un disagio diffuso anche nell’infanzia.
Una ricercatrice americana, psicologa dell’età evolutiva, certa Darcia Narvaez, ci propone sue interessanti conclusioni su come dovrebbero essere allevati i figli perché crescano in modo sereno e armonico.