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19 agosto 2011

Fumo di Londra

Londra, la capitale finanziaria dell’Europa e del mondo, è in fiamme e sull’estuario del Tamigi si leva all’orizzonte il fumo di innumerevoli inicendi.
Brucia come non bruciava da tempo, forse nemmeno sotto le bombe e le V2 tedesche, durante la seconda guerra mondiale: perché brucia dall’interno.
Forse, per trovare qualcosa di simile, bisogna riandare indietro fino a quel principio di settembre del 1666 (mille più il numero della Bestia!), quando la City era ancora in gran parte di legno ed un immenso incendio la ridusse letteralmente in cenere.
La rivolta di questo agosto 2011, che ricorda un po’ quella delle “banlieue”francesi del 2005, è scoppiata tanto violenta quanto inaspettata: ciò che mostra fino a qual punto giunga la nostra inconsapevolezza, l’inconsapevolezza dei nostri uomini politici.

11 agosto 2011

Non scendiamo dai Monti e dai Tremonti

Parola d’ordine: uscire dall’euro. Non possiamo farci mettere ancora con le spalle al muro da una moneta che sta diventando un plotone d’esecuzione schierato contro l’economia nazionale. Non ci faremo giustiziare (o almeno, dipendesse da noi, non lo vorremmo) da una valuta che ci sta svalutando l’avvenire. Gli euri, da quando sono stati coniati e sono entrati in circolazione, ci hanno eroso il fegato ed il potere d’acquisto, facendoci piegare in due dalla sofferenza e dimezzandoci il companatico. I tecnocrati dell’eurotax e dell’acquis comunitario ci avevano promesso l’eldorado europeista ma dal setacciare, con molto sacrificio, la sabbia alla ricerca dell’oro ci siamo ritrovati a rovistare nei cassonetti per raccogliere gli avanzi lasciatici dalla speculazione.

L’Italia ostaggio della Bce e di Berlino. Crollano le Borse

La Banca centrale europea, in cambio del commissariamento di fatto del governo, ha deciso di comprare i titoli statali decennali di Italia (Btp) e Spagna (Bonos) per vanificare gli attacchi speculativi che nessuno, purtroppo, all’istituto di Francoforte, si degna, e si degnerà mai in futuro, di chiamare con il loro nome. I tecnocrati della Bce e della Commissione europea parlano invece di “tensioni” sui titoli, definite “incomprensibili” specie nel nostro caso per la solidità di base dell’economia. Una speculazione proveniente dalle piazze finanziarie anglo-americane che, colpendo i Paesi più in difficoltà dell’area dell’euro, intende fare far collassare l’intero sistema della moneta unica.

09 agosto 2011

Rivoluzioni pacifiche: l’esempio dell’Islanda

Se qualcuno crede che non ci sia censura nelle notizie di attualità, che mi dica perché i giornali non hanno detto nulla su quello che è accaduto in Islanda così come si è saputo quello che succede in Egitto: in Islanda, il popolo ha fatto dimettere un governo al completo, si sono nazionalizzate le principali banche, si è deciso di non pagare i debiti verso Gran Bretagna e Olanda a causa della loro cattiva politica finanziaria e si è appena creata un'assemblea popolare per riscrivere la costituzione.
E tutto ciò in forma pacifica. Tutta una rivoluzione contro il potere che ci ha condotto all'attuale crisi.

29 luglio 2011

L'Europa è condannata dalla globalizzazione?

La storiella del tale che va per suonarle e viene suonato sarebbe risibile, se non ci riguardasse. Il ritorno del boomerang fa sempre male all'incosciente che lo ha lanciato senza sapere come evitare di prenderlo sul viso. La globalizzazione si rivolta contro i suoi iniziatori occidentali. E l'ironica constatazione che ha avanzato Marcel Gauchet in un recente numero di «Le Débat»: «L'Occidente, e principalmente gli Stati Uniti, è stato il motore della globalizzazione, ma tutti vi hanno aderito e l'Unione europea è diventata la migliore allieva della classe, la zona economica del mondo più aperta, più degli Stati Uniti, cosa che si dimentica sempre. Ora, questo capitalismo globalizzato gioca adesso contro la prosperità occidentale.

28 luglio 2011

Dimenticare l'Occidente

"Occidente"? Raymond Abellio aveva osservato che «l'Europa è fissa nello spazio, cioè nella geografia», mentre l'Occidente è «mobile». Difatti, l'"Occidente" non ha mai smesso di viaggiare e cambiare senso. All'inizio, il termine richiama solamente la Terra del Tramonto (Abendland), in opposizione al paese del Sole Levante (Morgenland). A partire dal regno di Diocleziano, alla fine del III secolo della nostra era, l'opposizione tra Oriente e Occidente si riconduce alla distinzione tra l'impero romano d'Occidente (la cui capitale fu a Milano e poi a Ravenna) e l'impero romano d'Oriente insediato a Costantinopoli.

26 luglio 2011

Breivik, l’attentatore di Oslo. Un’ideologia identitaria ma non fondamentalista

L’orribile tragedia di Oslo chiede anzitutto rispetto e preghiera per le vittime, quindi una riflessione sulle misure di vigilanza che anche società, come quelle scandinave, che tengono al loro carattere «aperto», oggi non possono mancare di adottare a fronte delle numerose e molteplici forme di terrorismo. Tra queste misure, però, non ci può e non ci dev’essere una stigmatizzazione dei «fondamentalisti cristiani», dipinti come criminali e potenziali terroristi. È veramente sfortunato che la polizia norvegese, subito ripresa dai media di tutto il mondo, abbia inizialmente presentato l’attentatore, Anders Behring Breivik, come un cristiano fondamentalista, e che in Italia alcuni media lo abbiano definito perfino – falsamente – un cattolico.

21 luglio 2011

L'equivoco del nuovo paganesimo

Recentemente a Vienna, in occasione di una intervista, un giornalista, cui era noto come noi già molti anni fa in Italia avemmo a difendere un "Imperialismo Pagano", ci disse che ormai la nostra ora, in un altro paese almeno, poteva dirsi venuta. Egli alludeva naturalmente alla Germania, alle correnti più o meno affiancate al nazismo, intese a creare un nuovo spirito religioso germanico e non-cristiano. Noi rispondemmo che il tempo, piuttosto, ci sembra venuto, in cui ci troviamo quasi costretti a dichiararci, se non cristiani, almeno cattolici.

30 maggio 2011

Le vergini di Norimberga

Perché i forcaioli di Mladic sbagliano su tutta la linea
Il generale Mladic – dicono in molti - non avrà ucciso a Srebrenica tutte le persone di cui lo hanno accusato, le prove del massacro saranno pure una messa in scena del team Clinton, come è ormai palese, ma egli non è uno stinco di santo e di sicuro qualcuno avrà  ammazzato. Quindi, dicono gli stessi, poco male se viene sequestrato, estradato e sicuramente condannato da una corte internazionale. In fin dei conti se lo merita. D'altronde è uno slavo, quindi feroce; e figurarsi quanto può essere stato cattivo in una guerra civile che è stata anche scontro etnico e religioso. Dunque ora che paghi il fio! Prove di colpevolezza? Cosa contano mai. In fin dei conti era un uomo di guerra e in guerra si uccide di sicuro.

14 maggio 2011

L'unico futuro possibile?

Un articolo apparso ieri sul sito del Centro Studi La Runa riporta la grave situazione per quanto riguarda il futuro del tessuto etnico che si delinea per le popolazioni europee. Il post parla del libro Gli ultimi giorni dell’Europa. Epitaffio per un vecchio continente, dello storico Walter Lacquer, e la situazione descritta è particolarmente allarmante, e richiama l’immediata attenzione di noi europei. La nostra scarsa natalità è cosa nota, noi che non abbiamo né la voglia, né i mezzi, né il tempo per procreare di più, ma le probabili tendenze future sono due; primo, l'ulteriore diminuzione delle nascite per i paesi europei; secondo l'aumento delle nascite per i popoli dell’Africa e dell’Asia, a diretto contatto con il suolo europeo, i quali sono più fertili, hanno più' voglia di fare figli, e quindi sono in scioccante aumento.